Come affrontare la pianificazione patrimoniale

Le scelte in materia di conservazione e protezione di un patrimonio devono tenere conto di diverse variabili, affidandosi a professionisti esperti.

 

Conservare, proteggere e far crescere un patrimonio, indipendentemente dalle sue dimensioni e dalla sua natura, è un affare per nulla facile. Tale attività non può non tenere conto delle numerose variabili che, se non ben controllate, valutate e organizzate, possono creare serie criticità.

Serve un approccio differenziato e personalizzato: tra le tante opzioni disponibili, l’unico terreno da evitare è proprio l’affidamento a soluzioni standard, spesso economicamente interessanti per chi le propone, meno per chi le adotta. Tuttavia, differenziazione e personalizzazione, per manifestare al meglio i propri effetti, necessitano di un metodo operativo in grado di creare sinergie attraverso l’utilizzo di competenze professionali diverse. Questa necessità di armonizzare soggetti e professionalità diverse rivela uno degli elementi di complessità da tenere in considerazione per definire la strategia più adatta.

I soggetti coinvolti

Sotto il profilo dei soggetti coinvolti, che influenzano ovviamente la predisposizione della pianificazione patrimoniale, vari possono essere gli attori che intervengono nelle varie fasi.

In primo luogo, ovviamente, vi sono i detentori del patrimonio. Ognuno di essi è portatore di una propria storia personale e professionale che ne influenza i personali criteri di riferimento. Ogni soggetto si distingue per  un contesto specifico di riferimento, che  viene a delinearsi per effetto di un determinato ambiente familiare – sereno o conflittuale che sia –  di una  particolare fase della vita e di eventi particolari, come quelli che hanno condotto alla formazione del patrimonio, ma anche situazioni debitorie e circostanze di diverso tipo: pensiamo, ad esempio, a eventuali separazioni, ai rapporti con parenti, al passaggio generazionale o alla necessità di cure per la salute.

Soprattutto, ogni attore ha una soggettiva percezione circa l’attualità, la significatività e l’importanza di una corretta programmazione patrimoniale. È chiaro come queste variabili siano di grande importanza per i soggetti terzi coinvolti in sede di pianificazione patrimoniale (in primis, consulenti e intermediari), i quali dovrebbero tenerle in considerazione fin da subito, onde evitare di posizionarsi su soluzioni standardizzate spesso controproducenti sia per chi le riceve che per chi le propone.

Le variabili oggettive

Gli aspetti di natura oggettiva sono attinenti, invece, alle dimensioni, alla natura, alla localizzazione del patrimonio di riferimento, al quadro normativo e istituzionale rapportato allo stesso e alle soluzioni proponibili attraverso gli strumenti utilizzabili. L’insieme delle attività da attuare sarà, pertanto, consequenziale: la definizione degli obiettivi per ciascun soggetto-beneficiario, l’individuazione delle aree d’intervento, l’elaborazione e l’implementazione di strategie mirate e il monitoraggio successivo delle stesse, la corretta proposizione degli strumenti disponibili riguardo all’ordinamento giuridico (o di più ordinamenti) ove è localizzato il patrimonio (e/o dove è residente fiscalmente il titolare della ricchezza).

L’incertezza del diritto e la necessità di un modello flessibile

In termini generali, a parere di chi scrive, il modello di riferimento ottimale per una corretta pianificazione patrimoniale dovrebbe essere improntato su connotati di flessibilità tali da potere essere modificati, per quanto possibile, in contesti di riferimento variabili. In particolare sotto il profilo normativo, infatti, lo scenario italiano si presenta assai mutevole. La consapevolezza dell’incertezza del diritto comporta dunque per il professionista il dovere di informare il cliente circa la volatilità delle norme: a titolo di puro esempio, ciò che oggi è esente fiscalmente non è detto che lo sia anche domani.

Una seconda variabile critica da considerare, prima dell’adozione di una qualsiasi soluzione patrimoniale, è connessa alla selezione degli strumenti utilizzabili che dovranno sempre essere posti in relazione alle norme fissate dall’ordinamento giuridico e, pertanto, basati su elementi di liceità, legittimità e di praticabilità.  In tal senso, sono sovrane in primis le norme poste a tutela dei creditori (art. 2740 codice civile) in termini di limitazioni di responsabilità patrimoniale, nonché quelle stabilite in ambito successorio (protezione dei soggetti legittimari).

Le soluzioni e gli strumenti

La proposizione di un modello di pianificazione patrimoniale deve dunque tenere conto dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico che stabilisce dettami inderogabili e regole poste a tutela dei creditori e della famiglia (sia nel suo ciclo di esistenza/cessazione sia in sede successoria). L’adozione di una soluzione rispetto a un’altra e l’individuazione dello strumento ad hoc (o di più strumenti combinati tra loro) da parte del consulente deve tenere conto di questi principi, altrimenti sarebbe facilmente smontata in sede tributaria e civilistica. Numerose possono essere le soluzioni per una corretta pianificazione patrimoniale, alcune delle quali complementari e combinabili tra loro: lo strumento perfetto che vada bene per ogni situazione non esiste.  Con questo e con altri articoli  spiegheremo meglio l’utilizzo dei diversi strumenti giuridici a disposizione dando evidenza degli aspetti più critici di ogni soluzione, molti dei quali sono spesso sottovalutati quando proposti da professionisti soprattutto se in conflitto, anche solo potenziale, d’interessi.

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